Immaginiamo di ricevere una mail da un collega. È chiara, educata, formulata con attenzione. La leggiamo velocemente, chiediamo a un assistente AI di riassumerne i punti principali e di suggerirci una risposta. Modifichiamo qualche frase e premiamo invio. Non sembra essere accaduto nulla di particolarmente straordinario. Entrambi avevamo qualcosa da dire, entrambi abbiamo compreso lo scambio, entrambi possiamo ritenerci responsabili di ciò che è stato inviato. Eppure, tra l’intenzione iniziale e la risposta finale, due sistemi artificiali hanno partecipato alla costruzione del messaggio, alla selezione degli aspetti ritenuti rilevanti e al modo in cui ciascuno dei due interlocutori si è presentato all’altro.
Ora immaginiamo un altro scenario. L’AI conosce il nostro calendario, le conversazioni precedenti, le priorità professionali e le nostre abitudini comunicative. Si accorge che una riunione deve essere spostata, contatta l’agente dell’altra persona, negozia alcune alternative e presenta a entrambi la soluzione finale. La riunione è stata organizzata. Sono state scambiate informazioni. Sono state comunicate preferenze. È persino avvenuta una piccola negoziazione. Ma siamo stati realmente noi a comunicare?
Questa potrebbe diventare una delle conseguenze meno evidenti, e più interessanti, dell’AI generativa e agentica. L’intelligenza artificiale non ha solo cambiato la modalità di produrre testi, immagini, presentazioni e contenuti ma ha anche trasformato il nostro modo di comunicare.
Dall’assistenza alla scrittura all’agency comunicativa
La tecnologia, fin dai suoi albori, in qualità di medium ha sempre mediato la comunicazione. Una lettera, un telefono o una mail modificano le condizioni attraverso cui le persone interagiscono. L’AI generativa introduce però una differenza importante: non si limita a trasportare il messaggio, ma può partecipare direttamente alla sua costruzione. C’è un’enorme differenza tra correggere un errore grammaticale e chiedere a un sistema di “scrivere una risposta cordiale ma ferma per rifiutare questa proposta”. Nel secondo caso, l’essere umano può definire l’intenzione assertiva, mentre il sistema seleziona le parole, il tono, la struttura e talvolta persino gli argomenti. Questo conduce a una conseguenza sicuramente non secondaria: l’AI che ci rende sistematicamente più articolati, diplomatici o persuasivi non migliora solo la nostra prosa. Partecipa, almeno in parte, alla costruzione della persona che gli altri incontrano attraverso le nostre parole.
Quando l’AI comincia anche ad ascoltare al posto nostro
Sempre più spesso chiediamo all’AI non solo di aiutarci a parlare, ma anche di aiutarci a comprendere gli altri. Comunicare non significa semplicemente trasferire un significato già formato da una mente a un’altra. Interpretiamo il tono, il contesto, le ambiguità, la storia della relazione, ciò che viene detto e ciò che resta implicito. Dunque, quando ci rivolgiamo all’intelligenza artificiale ad esempio, per riassumere una mail, inevitabilmente lasciamo che operi una selezione tra i contenuti. In questo caso si attua uno schema comunicativo simile a questo:
A intende qualcosa → l’AI di A lo formula → l’AI di B ne produce una rappresentazione o una sintesi→ B reagisce a quella interpretazione → l’AI di B costruisce la risposta.
A quel punto B non sta più rispondendo soltanto ad A. Sta reagendo anche alla rappresentazione di A costruita dalla propria AI. In questo senso, non si delega soltanto l’espressione ma anche l’interpretazione, uno degli spazi comunicativi fondamentali in cui si costruiscono le relazioni.
Comunicazioni che avvengono senza di noi
L’AI agentica porta questa trasformazione ancora oltre. Gli agenti artificiali vengono progettati non solo per rispondere a domande, ma per eseguire compiti, utilizzare strumenti, interagire con sistemi esterni e comunicare con altri enti. Per questo una parte importante delle nostre interazioni potrebbe svolgersi senza il coinvolgimento umano diretto. Un agente artificiale in maniera autonoma potrebbe per noi negoziare una prenotazione, chiedere informazioni, confrontare offerte, spostare appuntamenti o interagire con l’AI di un’organizzazione.
In questo scenario il problema non riguarda più soltanto l’autorialità del contenuto. Concerne i confini della delega. Che cosa ho realmente autorizzato il mio agente a comunicare? Quali informazioni può condividere su di me? Può inferire preferenze che non ho mai espresso esplicitamente? Può assumere impegni, fare concessioni o prendere posizione per mio conto? E se un’interazione tra due agenti produce un esito indesiderato, possiamo ricostruire ciò che è successo?
Ecco perché, forse, in un contesto simile risulta indispensabile mantenere una tracciabilità comunicativa cioè la possibilità di comprende quando un agente artificiale ha comunicato in nostro nome, che cosa ha trasmesso, entro quali limiti era autorizzato ad agire, su quali informazioni si è basato e con quali conseguenze.
Più comunicazione, meno comunicatori?
L’AI potrebbe aumentare enormemente la quantità di comunicazione che avviene nel mondo, riducendo al tempo stesso l’interazione umana diretta. Se affidiamo sempre più spesso ai sistemi AI una parte delle scelte che riguardano come parliamo, che cosa ascoltiamo, che cosa l’altro “voleva dire” e quando sia opportuno rispondere, possiamo ancora considerarli semplici strumenti di comunicazione? Insomma, quando la tua AI parlerà con la mia, forse la domanda più difficile non sarà capire che cosa si sono dette. Sarà comprendere se, in quella conversazione, stavamo ancora parlando noi.
Fonti
- Hancock, J. T., Naaman, M., & Levy, K. (2020). “AI-Mediated Communication: Definition, Research Agenda, and Ethical Considerations.” Journal of Computer-Mediated Communication, 25(1), 89–100.
- Hohenstein, J., & Jung, M. (2020). “AI as a Moral Crumple Zone: The Effects of AI-Mediated Communication on Attribution and Trust.” Computers in Human Behavior, 106, 106190.
- Formosa, P., Bankins, S., Matulionyte, R., et al. (2025). “Can ChatGPT Be an Author? Generative AI Creative Writing Assistance and Perceptions of Authorship, Creatorship, Responsibility, and Disclosure.” AI & Society, 40, 3405–3417.
- McLuhan, M. (1964). Understanding Media: The Extensions of Man. New York: McGraw-Hill.
- Floridi, L. (2014). The Fourth Revolution: How the Infosphere Is Reshaping Human Reality. Oxford: Oxford University Press.